Interventi su Mozioni e interpellanze – Pia Locatelli http://www.pialocatelli.info Una Socialista europea alla Camera per una Sinistra europea al Governo Fri, 30 Mar 2018 08:35:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.0.3 Mozione sul Consiglio europeo di dicembre http://www.pialocatelli.info/mozione-sul-consiglio-europeo-di-dicembre/ http://www.pialocatelli.info/mozione-sul-consiglio-europeo-di-dicembre/#respond Tue, 12 Dec 2017 18:15:12 +0000 http://www.pialocatelli.info/?p=6105 Dichiarazione di voto

Il Consiglio europeo dei prossimi giorni ha un’agenda impegnativa e la risoluzione di maggioranza, che abbiamo sottoscritto, non poteva non essere altrettanto ricca.

Parto dal Vertice di Goteborg, che finalmente si è concentrato su come stimolare la crescita inclusiva, come creare posti di lavoro equo e come sviluppare pari opportunità tra donne e uomini. Sembra, quindi, come ha detto l’ambasciatore svedese in Italia, che stiamo riprendendo la strada “per un’Europa più inclusiva che mette al primo posto occupazione e crescita eque”.

Brexit: si è conclusa una fase dei negoziati e , come era prevedibile, non è esito vantaggioso per i britannici: alcune decine di miliardi da pagare, più del doppio della loro offerta iniziale, per anni pieni diritti ai cittadini europei residenti in UK, nessuna frontiera tra Irlanda del Nord e Irlanda. Ora si apre la seconda fase delle trattative. Io mi auguro che tra un anno il parlamento non ratificherà l’accordo e si ritorni ad un nuovo referendum. Qualcuno ci sta lavorando e noi facciamo il tifo per questo gruppo di lavoro.

Ultime due brevissime note: abbiamo apprezzato la posizione dell’Alta Rappresentante Mogherini su Gerusalemme: nessun Paese della Ue seguirà l’esempio degli USA. Una posizione netta che conferma quanto sosteniamo da tempo: la soluzione del conflitto può avvenire solo con la nascita di sue Stati con Gerusalemme capitale di entrambi. In questa legislatura abbiamo presentato una mozione, votata dalla Camera, per il riconoscimento dello Stato palestinese, mi auguro che il Governo faccia il possibile perché si concretizzi.

Infine un’altra buona notizia: nel Consiglio che ha tenuto a Lisbona l’1-2 dicembre il PSE ha approvato a larghissima maggioranza la proposta di liste europee transnazionali per le prossime elezioni del Parlamento europeo. Un passo avanti per più Europa.

Voteremo la risoluzione della maggioranza che abbiamo sottoscritto.

 

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Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 14 e 15 dicembre 2017 http://www.pialocatelli.info/comunicazioni-del-presidente-del-consiglio-dei-ministri-in-vista-del-consiglio-europeo-del-14-e-15-dicembre-2017/ http://www.pialocatelli.info/comunicazioni-del-presidente-del-consiglio-dei-ministri-in-vista-del-consiglio-europeo-del-14-e-15-dicembre-2017/#respond Tue, 12 Dec 2017 18:12:11 +0000 http://www.pialocatelli.info/?p=6101 Discussione generale

La Commissione europea ha varato cinque progetti “per il completamento della Unione economica e monetaria” tra cui in prima battuta, l’inserimento del fiscal compact nei Trattati, poi nel diritto europeo. La delegazione dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo ha considerato dannosa questa iniziativa. Sul tema il Presidente del Consiglio, ha affermato qualche giorno fa che l’Unione Monetaria “deve mirare a più crescita e convergenza”, cauto nella forma, ma pronunciando sostanzialmente un No alle politiche di austerità e quindi, a nostro parere, anche all’iniziativa della Commissione. Mentre apprezziamo la strada imboccata sulla Difesa Comune Europea, l’inserimento del fiscal compact nei Trattati rafforzerebbe i poteri già eccessivi, della Commissione, poteri regolatorio-amministrativo-burocratici che le danno il controllo dell’agenda di Bruxelles. Il nostro debito pubblico condiziona, anche in prospettiva, la nostra capacità di incidere sull’agenda politica di Bruxelles, ma non si può continuare a realizzare il progetto europeo a compartimenti stagni, implementando sempre solo quello economico-finanziario e non quello politico. Le linee di sviluppo economico non possono essere determinate da istituzioni che non hanno una legittimazione democratica attraverso il voto.
Questo allarga il fossato fra i cittadini e istituzioni e non ci difende dalle pulsioni nazionalistiche e populiste.
La giustificazione non può più essere “lo facciamo per il vostro bene anche se non siete d’accordo”. Questo ci fa sentire meno europei, non più europei.Infine assistiamo con stupore alle critiche sulla gestione del fenomeno migratorio. Se qualche organizzazione è in grado di svelare quanto sta avvenendo in Libia, è grazie anche a quanto ha fatto l’Italia. Noi rispetto ad altri Paesi possiamo dire di aver cercato soluzioni e anche di aver fatto qualcosa di utile e questo ci dovrebbe essere riconosciuto. Dovremmo rivendicarlo tutti come un Paese unito dove non ci si azzuffa sempre su tutto per qualche voto in più.

 

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Consiglio europeo, fiscal compact pericoloso inserirlo nei Trattati http://www.pialocatelli.info/consiglio-europeo/ http://www.pialocatelli.info/consiglio-europeo/#respond Tue, 12 Dec 2017 18:08:55 +0000 http://www.pialocatelli.info/?p=6098 “Mentre apprezziamo la strada imboccata sulla Difesa Comune Europea, l’inserimento del fiscal compact nei Trattati rafforzerebbe i poteri già eccessivi, della Commissione, poteri regolatorio-amministrativo-burocratici che le danno il controllo dell’agenda di Bruxelles. Le linee di sviluppo economico non possono essere determinate da istituzioni che non hanno una legittimazione democratica attraverso il voto. Questo allarga il fossato fra i cittadini e istituzioni e non ci difende dalle pulsioni nazionalistiche e populiste. La giustificazione non può più essere lo facciamo per il vostro bene anche se non siete d’accordo. Lo ha detto Pia Locatelli intervenendo in Aula nel corso del dibattito seguito alle comunicazioni del Presidente del Consiglio, in vista del prossimo Consiglio europeo.

Nel corso della discussione, a cui ha fatto seguito la votazione della mozione di maggioranza, Pia Locatelli ha toccato il tema dell’immigrazione affermando che “assistiamo con stupore alle critiche sulla gestione del fenomeno migratorio.Se qualche organizzazione è in grado di svelare quanto sta avvenendo in Libia, è grazie anche a quanto ha fatto l’Italia. Noi rispetto ad altri Paesi possiamo dire di aver cercato soluzioni e anche di aver fatto qualcosa di utile e questo ci dovrebbe essere riconosciuto. Dovremmo rivendicarlo tutti come un Paese unito dove non ci si azzuffa sempre su tutto per qualche voto in più”.

Pia Locatelli ha poi “apprezzato la posizione dell’Alta Rappresentante Mogherini su Gerusalemme: nessun Paese della Ue seguirà l’esempio degli USA. Una posizione netta che conferma quanto sosteniamo da tempo: la soluzione del conflitto può avvenire solo con la nascita di sue Stati con Gerusalemme capitale di entrambi. In questa legislatura  – ha detto – abbiamo presentato una mozione, votata dalla Camera, per il riconoscimento dello Stato palestinese, mi auguro che il Governo faccia il possibile perché si concretizzi”.

L’intervento al dibattito

La dichiarazione di voto

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Diffusione dei parchi giochi inclusivi. http://www.pialocatelli.info/diffusione-dei-parchi-giochi-inclusivi/ http://www.pialocatelli.info/diffusione-dei-parchi-giochi-inclusivi/#respond Tue, 05 Dec 2017 14:34:16 +0000 http://www.pialocatelli.info/?p=6073 Discussione delle mozioni  volte a favorire la diffusione dei parchi giochi inclusivi.

I socialisti voteranno a favore di questa mozione che arriva in quest’Aula a due giorni dalla giornata mondiale del disabile e che rientra in una serie di provvedimenti, approvati in questa legislatura, che rendono il Paese più civile e più rispettoso dei diritti delle persone diversamente abili.

Penso alla legge “sul dopo di noi”, alla legge sull’autismo, all’emendamento approvato in Senato nella manovra di bilancio in favore di caregiver, i famigliari, e sono soprattutto donne, che assistono malati gravi. Questa mozione ottempera, ma non completa, la lunga lista di iniziative che si dovrebbero intraprendere per rendere meno difficile la vita dei disabili e ci avvicina di un altro passo all’attuazione della Convenzione dell’ONU per i diritti delle persone con disabilità e dell’altra Convenzione Onu, quella dei diritti del fanciullo, tracui c’è anche il diritto al gioco.

Un provvedimento che ha il pregio di insistere, fin dal suo titolo, sul concetto di inclusione, mirando non a creare appositi parchi giochi per i bambini affetti da disabilità, ma di far sì che quelli esistenti siano resi accessibili a tutti. Un’inclusione che dovrebbe riguardare tutti gli aspetti della vita, a cominciare dalle scuole, dove sappiamo che ci sono almeno 60 mila alunni disabili con orari inadeguati per il sostegno, pochi insegnanti, tra cui molti precari e quindi impossibilitati a garantire una continuità didattica che in alcuni casi è fondamentale.

Un’inclusione che dovrebbe cominciare dalle nostre strade, dai nostri mezzi pubblici: basta girare per le vie del centro di Roma per rendersi conto dell’impossibilità di muoversi con una carrozzina. Gli esempi potrebbero essere tantissimi e se guardiano agli altri Paesi d’Europa, a quanto hanno fatto e fanno per rendere luoghi, strade, edifici, accessibili a tutti, il paragone è impietoso. Oggi compiamo un altro passo augurandoci, visto che siamo a fine legislatura, che l’impegno preso da questo Governo sia mantenuto anche dal prossimo: le leggi di civiltà non dovrebbero avere colore politico.

 

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Iran, interpellanza su condanna a morte del ricercatore Djalali http://www.pialocatelli.info/5925-2/ http://www.pialocatelli.info/5925-2/#respond Fri, 10 Nov 2017 10:29:36 +0000 http://www.pialocatelli.info/?p=5925 Il testo dell’interpellanza

Il 21 ottobre 2017, esattamente venti giorni fa, il dottor Djalali, un medico ricercatore iraniano di 45 anni, è stato condannato a morte da un giudice del tribunale rivoluzionario dell’Iran con l’accusa di essere una spia al servizio di Israele. L’esecuzione della condanna a morte potrebbe essere imminente e fare seguito alla scadenza dei venti giorni concessi per proporre un ricorso contro la sentenza.

Il dottor Djalali, che è di cittadinanza iraniana, ma residente in Svezia, è stato arrestato senza mandato o senza un’accusa ufficiale il 24 aprile dello scorso anno mentre si trovava in Iran per un ciclo di conferenze presso le università di Teheran e Shiraz; imprigionati in una sezione speciale del carcere di Evin, gli è stato negato un avvocato ed ha effettuato scioperi della fame e della sete per ribadire la propria innocenza ed ottenere un giusto processo. Ad oggi, restano ignote le prove che ne hanno determinato l’arresto e la condanna.

Il dottor Djalali, medico ed esperto di medicina dei disastri di emergenza, è uno scienziato conosciuto e rispettato nella comunità scientifica internazionale per le sue ricerche e per il suo insegnamento di alta qualità. Dal 1997 al 2007 ha lavorato in Iran nel campo della gestione dei disastri naturali e tecnologici in qualità di ricercatore, docente e programmatore, prima presso il Ministero della salute e poi all’Istituto di ricerca sulle catastrofi naturali.

Nel 2008 ha iniziato un dottorato di ricerca presso il Karolinska Institutet a Stoccolma, e ha poi ottenuto il master europeo di medicina dei disastri presso l’Università di Vercelli e quella di Bruxelles. Dal 2012 al 2016 è stato ricercatore post-doc presso il centro di ricerca Emergencyanddisastermedicine dell’Università del Piemonte Orientale, ed è accademico affiliato a Stoccolma e a Bruxelles. Ha inoltre coordinato vari programmi di formazione e di ricerca della Commissione europea per i sistemi sanitari nel settore della gestione della crisi, dell’istruzione, del terrorismo e degli eventi CBRNE – che è un acronimo che sta per chimici, biologici, radiologici, nucleari ed esclusivi – dei Paesi della UE. Nello stesso tempo ha mantenuto la cooperazione accademica e operativa con le università e i centri di ricerca iraniani per la gestione della crisi e i programmi di difesa passiva, tutti pubblici e non classificati sotto l’aspetto della sicurezza. La motivazione della condanna a morte risiederebbe nella collaborazione del medico ricercatore con Paesi nemici, con un riferimento specifico allo Stato di Israele, ma è stato lo stesso Djalali, secondo quanto riferito in un articolo della rivista Nature, a fornire una ben diversa spiegazione del suo arresto: il dottor Djalali non solo non ha mai coltivato gli interessi di Israele o di qualsiasi altro Stato straniero, ma esattamente, al contrario, il suo arresto sarebbe la conseguenza del suo rifiuto a raccogliere informazioni per conto dei servizi segreti iraniani durante la sua permanenza all’estero; la sua attività di ricercatore lo ha portato infatti a visitare strutture ospedaliere e di ricerca in diversi Paesi, compresa l’Italia.

Di sicuro, come testimoniato da numerosissimi attestati di scienziati e ricercatori, non ultimi i rettori delle università di Stoccolma, Bruxelles e Torino, il dottor Djalali è uno stimatissimo ricercatore che si è occupato del ruolo degli ospedali in caso di catastrofe e della sicurezza degli stessi nell’esposizione a rischi diversi, compresi quelli chimici, batteriologici e nucleari, nonché nella formazione dei professionisti che operano nella risposta ai disastri di varia natura. Al di là della personalità del dottor Djalali, della gravità del fatto che l’accusa e l’arresto di uno scienziato suonano come una pericolosa minaccia alla libertà e all’indipendenza della ricerca scientifica, dell’apparente pretestuosità delle accuse che gli sono state mosse, della modalità del suo arresto e della sua detenzione, proprio per la qualità e la quantità dei rapporti che intercorrono tra l’Italia e la Repubblica Iraniana, per l’amicizia che lega i nostri popoli, non possiamo accettare in silenzio che si allunghi ulteriormente la lista delle esecuzioni capitali inflitte dai tribunali di quel Paese. Per questo, le chiediamo di sapere quali iniziative il Governo italiano abbia adottato nei mesi scorsi, come dichiarato dal Ministro degli affari esteri, Angelino Alfano, il 23 ottobre 2017, e quali ulteriori passi intenda adottare alla luce dell’imminente – proprio oggi – scadenza dei tempi per scongiurare l’esecuzione della sentenza e restituire alla libertà il dottor Djalali.

La risposta del sottosegretario Giro

Presidente, la Farnesina, anche per il tramite dell’ambasciata italiana a Teheran, segue con attenzione il caso del dottor Djalali, cittadino iraniano residente in Svezia che in passato ha collaborato anche con l’Università Statale del Piemonte Orientale; segue la sua situazione sin dal gennaio 2017, quando è giunta la notizia del suo arresto in Iran, nell’aprile 2016, con l’accusa di attività sovversiva e spionaggio.

Abbiamo sollevato il caso più volte con le autorità iraniane, sia a livello diplomatico, con il nostro ambasciatore, che a livello politico, come Farnesina, e continueremo a sensibilizzare Teheran al riguardo. La Farnesina ha affrontato anzitutto, per la prima volta, il tema con l’ambasciatore iraniano a Roma il 7 febbraio scorso. Successivamente, la Ministra fedeli ha sollevato la questione nel corso della sua missione Iran, il 19 e 20 aprile, così come il sottosegretario Amendola, in visita a Teheran dal 2 al 4 maggio scorso. A giugno, l’ambasciatore d’Italia a Teheran ha svolto un passo con il Segretario generale del Consiglio supremo dei diritti umani, Javad Larijani. Il sottosegretario Amendola ha nuovamente ricordato il caso al Viceministro iraniano Ravanchi nel corso della sua missione a Teheran il 5 e 6 agosto scorsi, auspicandone una positiva soluzione in uno spirito umanitario e nel rispetto dell’ordinamento interno iraniano.

Malgrado tali interventi, cui si aggiungono quelli condotti dai partner dell’Unione europea, inprimisdella Svezia, che, in base alla propria normativa nazionale è tenuta a fornire protezione consolare anche agli stranieri residenti sul suo territorio, il 24 ottobre scorso il procuratore generale di Teheran ha dichiarato pubblicamente che Djalali è stato condannato a morte per spionaggio a favore di Israele e contrasto alla volontà di Dio. Il dottor Djalali ha 20 giorni a disposizione per presentare appello. La questione è stata immediatamente discussa inloco dai capi missione dell’Unione europea, e il 28 ottobre scorso l’ambasciata d’Italia si è associata al passo congiunto effettuato dall’ambasciatore della Bulgaria, Paese che rappresenta inloco la Presidenza del Consiglio dell’Unione europea presso il Dipartimento dei diritti umani del Ministero degli esteri iraniano. In tale occasione sono stati ripercorsi i passaggi essenziali del caso Djalali ed evidenziata la preoccupazione dei Paesi e delle pubbliche opinioni dell’Unione Europea per la sentenza a morte recentemente comminata. Sono state altresì ricordate la contrarietà dell’Unione europea alla pena di morte e l’espresso auspicio che si svolga un giusto processo, e che vengano consentite visite regolari al detenuto da parte di conoscenti e familiari.

Da parte iraniana è stato osservato che, sulla base delle informazioni ricevute dal potere giudiziario, si tratta di una questione di estrema sensibilità che attiene alla sicurezza nazionale. Sono state ricordate le dichiarazioni del procuratore generale di Teheran, il quale ha accusato il ricercatore di aver fornito al Mossad informazioni sui siti nucleari e militari della Repubblica islamica, nonché il suo presunto coinvolgimento nell’uccisione di alcuni scienziati iraniani negli anni scorsi. Gli interlocutori iraniani hanno peraltro sottolineato che si tratta di una sentenza di primo grado e che Djalali potrà far ricorso, aggiungendo che, per i casi di condanna a morte, sono previsti meccanismi di tutela aggiuntivi che contemplano anche l’intervento del capo del potere giudiziario. Le autorità iraniane hanno inoltre assicurato che è in fase di organizzazione un incontro tra l’ambasciata interessata e il Consiglio supremo dei diritti umani del potere giudiziario per approfondire le denunce della famiglia del detenuto in base alle quali egli non avrebbe potuto beneficiare di un giusto processo, né gli sarebbe stato concesso di essere difeso dal suo avvocato di fiducia. Il Governo continuerà, in stretto raccordo con i Paesi partner Unione europea, a sollevare la questione con le autorità di Teheran, ponendo enfasi sul legame tra il ricercatore e il nostro Paese e sui risvolti umanitari della vicenda.

La replica di Pia Locatelli

Posso dire che sono soddisfatta per questi continui interventi da parte delle autorità italiane, e mi riferisco all’intervento del nostro ambasciatore, della Ministra Fedeli, dei ripetuti interventi del sottosegretario Amendola e degli interventi dei partner europei. Il caso è stato veramente seguito, ma non ci sono arrivati segnali di speranza da parte di quel Paese rispetto – dal mio punto di vista – ad una restituzione alla legalità di questo scienziato iraniano. L’unica speranza che posso vedere in questo scambio tra autorità iraniane e le autorità italiane ed europee è che si tratta una sentenza di primo grado, quindi possiamo prendere tempo, e avendo tempo forse si possono ulteriormente accentuare le pressioni del nostro Paese nei confronti di quel Paese.

Noi abbiamo una lunga e ricca tradizione di rapporti politici, economici e culturali con l’Iran che meritano la più grande attenzione, e sinceramente ci auguriamo vivamente che proseguano e si sviluppino ulteriormente nell’interesse dei reciproci popoli e del reciproco rispetto, ma ci sono delle cose che noi non possiamo accettare.

Proprio per la solidità e insieme la complessità di questi rapporti chiediamo che le autorità giudiziarie iraniane assicurino al dottor Djalali un trattamento non solo nel pieno rispetto dei diritti umani, ma anche che rispondano positivamente alle denunce fatte dalla famiglia del dottor Djalali di rispetto anche della regolarità di questo giudizio secondo l’ordinamento iraniano. E riteniamo fondamentale che il nostro Paese sia a fianco delle comunità scientifiche internazionali in difesa delle libertà fondamentali dei ricercatori. Noi non possiamo che ribadire con forza il diritto alla libertà della cultura e nella cultura, della ricerca e nella ricerca, a maggior ragione quando c’è di mezzo una condanna a morte, e quindi la vita di un esponente di questa comunità internazionale scientifica.

L’Italia ha abolito la pena di morte e ne sostiene convintamente l’abolizione in tutto il mondo, e, purtroppo, la Repubblica islamica dell’Iran, insieme ad altri Stati, continua a comminare la pena capitale. L’anno scorso, secondo l’Iran Human Rights, le condanne a morte eseguite sarebbero state 530, e, sebbene il dato sia inferiore rispetto al numero annuale delle esecuzioni avvenute negli ultimi cinque anni in quel Paese, con una media di più di una sentenza al giorno, questo rimane il Paese con il più alto numero di pene capitali di cui abbiamo dati abbastanza certi. Forse noi ci eravamo illusi che qualcosa stesse cambiando in quel Paese, che è considerato davvero un partnerimportante politico, oltre che economico e finanziario, dalla comunità internazionale.

Ma come possiamo considerarlo così importante se disconosce in modo così plateale, se nega i principi fondamentali, fondanti, dei diritti umani sanciti nei trattati internazionali? Che interlocuzione internazionale possiamo avere? E, quindi, impedire la condanna a morte del dottor Djalali vuol dire contribuire anche a combattere questa battaglia per i diritti umani in Iran e a combattere la pena capitale. A proposito di pena capitale nel mondo, lo scorso dicembre l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato, con una maggioranza schiacciante, la sua sesta risoluzione in favore di una moratoria sulle esecuzioni, in vista – ci auguriamo, ma intensamente ci auguriamo – dell’abolizione della pena di morte, che è un impegno al quale siamo chiamati tutti noi che ci impegniamo a difendere i diritti umani.

E riteniamo – è una speranza che abbiamo – che sia solo una questione di tempo prima che la pena capitale sia destinata ai libri di storia. Negli ultimi dieci anni, cioè dal 2007 ad oggi, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, come dicevo, ha adottato sei risoluzioni per la moratoria globale sulla pena di morte, con una maggioranza di voti sempre crescente, e da quell’anno 13 Paesi hanno abolito la pena di morte per tutti i reati. Ecco, su un totale, la volta scorsa, a dicembre, il 19 dicembre mi pare, di 193 Stati membri delle Nazioni Unite, 117 hanno votato a favore della moratoria e soltanto 40 hanno votato contro e 13 si sono astenuti, che è un passo avanti. Questa risoluzione sulla moratoria stabilisce che la pena di morte è un tema di preoccupazione globale per i diritti umani. Questo percorso, che è positivo, chiaramente non è sempre lineare, perché, se abbiamo visto nuovi Paesi, nel dicembre del 2016, votare a favore della risoluzione, abbiamo anche visto, ad esempio, lo Zimbabwe, che è passato dal voto contrario all’astensione, ma abbiamo anche visto Paesi, come le Filippine, la Guinea, il Niger e le Seychelles, che si sono astenuti, dopo aver precedentemente votato a favore.

Per cui, un percorso, un trend positivo, con, però, delle incertezze. Però, se pensiamo che nel 1945, anno di fondazione delle Nazioni Unite, solo otto dei 51 Paesi di allora, membri di allora delle Nazioni Unite, avevano abolito la pena di morte, allora vediamo il trend positivo. Quindi è un percorso di speranza; però, non basta sperare, questo è il problema.

Non basta sperare, dobbiamo compiere tutte le azioni che sono nella nostra disponibilità; e, per questo, riteniamo sia nostro dovere esercitare, continuare ad esercitare quotidianamente tutte le pressioni possibili sugli Stati con i quali interagiamo in questo momento, in modo particolare con l’Iran, indicando che noi ci opponiamo alla pena di morte in ogni circostanza e senza eccezione, a prescindere dalla natura o dalle circostanze del reato, dalla colpevolezza o dall’innocenza o da altre caratteristiche delle persone coinvolte o dal metodo usato per eseguire la pena capitale, a partire, ovviamente, come dicevo, dal caso che abbiamo sollevato con questa interpellanza, il caso del dottor Djalali, per il quale chiediamo in primis il rispetto delle garanzie della giustizia, ma, soprattutto, la restituzione quanto prima della sua libertà.

L’Italia deve svolgere un ruolo importante in questa che definiamo tragica vicenda, sia attraverso le nostre sedi diplomatiche, che mi pare lo stiano facendo, sia coinvolgendo le istituzioni europee, e in particolare l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza Federica Mogherini, per scongiurare l’esecuzione della sentenza e restituire la libertà al dottor Djalali.

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Mozioni contro la violenza alle donne http://www.pialocatelli.info/mozioni-contro-la-violenza-alle-donne/ http://www.pialocatelli.info/mozioni-contro-la-violenza-alle-donne/#respond Tue, 07 Nov 2017 15:15:47 +0000 http://www.pialocatelli.info/?p=5867 Dichiarazione di voto

E’ difficile intervenire su questo tema per l’ennesima volta, si rischia di essere ripetitivi. Ma certi concetti vanno ripetuti:  per anni la violenza sulle donne è stata considerata un fatto privato, adesso finalmente ci si è accorti della dimensione di questo tragico fenomeno che da “questione di donne” è diventato un fatto pubblico che riguarda tutti e tutte. Un primo passo, certo, ma quanti passi sono ancora necessari per fare quanto ci chiede la Convenzione di Istanbul, il nostro primo atto legislativo in questa legislatura, il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza.

Le violenze continuano e ci sentiamo impotenti perché l’elenco delle cose da fare è lungo, ne abbiamo indicate alcune nella nostra risoluzione che sono state accettate per larghissima parte dal Governo.

Se però dovessi indicare due priorità, direi prima di tutto che dobbiamo rompere il silenzio, ed aiutare a rompere il silenzio. Per fare questo ciascuno deve fare la sua parte: le istituzioni, la società civile, il mondo della scuola e dell’università le televisioni pubbliche e private, i social media, soprattutto creare le condizioni perché se una vittima di violenza rompe il silenzio, non rischi di diventare un’altra volta vittima in un mondo che troppo spesso dice: se l’è cercata.

Second priorità, educare fra le giovani generazioni, le ragazze perché siano in grado di cogliere la violenza sottile, invisibile, i segnali premonitori (early warnings) di una relazione malata, violenta e se ne allontanino in tempo.

Fermare questa tragedia è impegno che riguarda tutti e tutte, in particolare chi come noi si trova a ricoprire ruoli istituzionali. E significa assumere impegni precisi per avviare azioni di contrasto, protezione, prevenzione, sensibilizzazione con politiche attive, coerenti e coordinate.

Dobbiamo avere sempre in mente – ce lo ha ricordato Chiara Saraceno in articolo di qualche mese fa – che ad oltre 70 anni dall’accesso al voto per le donne italiane l’habeas corpus, il diritto alla propria integrità fisica, persino alla vita, è uno dei diritti più insicuri.

 

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Def, Sì dei socialisti alla nota di aggiornamento http://www.pialocatelli.info/def-si-dei-socialisti-alla-nota-di-aggiornamento/ http://www.pialocatelli.info/def-si-dei-socialisti-alla-nota-di-aggiornamento/#respond Wed, 04 Oct 2017 15:46:06 +0000 http://www.pialocatelli.info/?p=5682 Esame della Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2017

Dichiarazione di voto

Ci sono due punti nella relazione del Ministro dell’economia che vogliamo sottolineare: il primo è l’attenzione nei confronti dell’occupazione che, anche se lentamente e, purtroppo, soprattutto per i contratti a tempo determinato, continua a crescere. Per noi Socialisti quello dell’occupazione deve essere un obiettivo strategico irrinunciabile in qualunque programma di Governo: in particolare, chiediamo che venga sostenuta l’occupazione femminile, tuttora un punto dolente per lo sviluppo del nostro Paese.

Sono proprio le donne, ad agosto, a trainare la crescita dell’occupazione con un più 0,5 per cento su un mese. Il tasso di occupazione maschile è rimasto stabile al 67,5 per cento, ma quello femminile, che è cresciuto di due decimi di punto, si attesta al 48,9 per cento. È vero che è il più alto avvio delle serie storiche da quarant’anni, ma cosa indica questo dato? Che una donna su due in età da lavoro non è nel mercato del lavoro: dietro di noi solo la Grecia e siamo ben lontani dal 61,6 per cento della media dei “ventotto”. Sappiamo bene che alla base di queste percentuali sta il difficile rapporto famiglia-lavoro e a conferma sono le 30 mila donne che hanno dato le dimissioni in occasione della maternità. Questa situazione non si risolve da sola: servono politiche finalizzate.

Il secondo aspetto che ci sta a cuore è quello relativo al fardello del debito pubblico. Considerando che, al netto della spesa per la sterilizzazione delle clausole di aumento dell’IVA, la quantità di risorse è molto limitata, la richiesta di sforamento del deficit di bilancio è giustificata dalla presenza di misure per la crescita, per gli investimenti privati e pubblici e per i giovani e le giovani. Le misure avranno un impatto sulla crescita valutato in tre decimali in più del PIL e questo migliorerà certamente il rapporto tra debito e PIL. Dopo sette anni, il debito ha cominciato a diminuire nel 2015: l’Italia deve dimostrare di voler perseguire con forza la riduzione del debito senza pregiudicare la ripresa. I Socialisti voteranno a favore.

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Candidatura di Milano quale sede dell’Agenzia europea per i medicinali http://www.pialocatelli.info/agenzia-italiana-del-farmaco-milano-deve-vincere-questa-sfida/ http://www.pialocatelli.info/agenzia-italiana-del-farmaco-milano-deve-vincere-questa-sfida/#respond Wed, 04 Oct 2017 09:17:01 +0000 http://www.pialocatelli.info/?p=5663 Dichiarazione di voto  sulle mozioni concernenti la candidatura di Milano quale sede dell’Agenzia europea per i medicinali.

Ci sono mille ragioni per sostenere la candidatura di Milano ad ospitare la sede dell’Agenzia europea del farmaco. Sono ragioni così evidenti che sembra banale elencarle. Lo facciamo in forma esemplificativa, certamente non esaustiva sottolienando che questa dell’Ema a Milano è una grande occasione, un’occasione da non perdere, è una sfida ambiziosa e insieme raggiungibile.

Siamo partiti con il piede giusto: una convergenza dell’ impegno di tutti i livelli istituzionali di governo, al di là del colore politico, che è pre-condizione per poter iniziare la competizione.

Certamente è una sfida che tante città sperano di vincere: Copenaghen, Amsterdam, Barcellona ….alcune competitors sono più insidiose, come Vienna; altre ci preoccupano di meno ma nulla deve essere lasciato intentato: non sottovalutiamo nulla e nessuno, nemmeno il piccolo dettaglio.

Miano e la Lombardia meritano di vincere questa sfida 

Dalla nostra abbiamo una comunità molto qualificata nel settore sanitario e un importante impegno nel settore di lunga data.

Abbiamo qualità e quantità: la Lombardia è prima in Europa per valore aggiunto ed investimenti del settore farmaceutico e prima in Italia per addetti diretti ed indiretti.

Anche i centri studi, i centri ricerca delle sue imprese, le Università milanesi fanno la loro parte. Il 15 per cento della popolazione di Milano opera nelle università. La metà dei farmaci sperimentali per terapie avanzate al vaglio dell’Agenzia europea per i medicinali è stata concepita nel capoluogo lombardo. E poi i facili collegamenti aerei, l’alta velocità, la vivibilità di Milano, la bella sede già pronta, il Pirellone. ….

Dobbiamo aggiungere altro?

Si una raccomandazione: lavoriamo insieme, magari in competizione positiva fra noi per e rendere sempre più credibile questa nostra candidatura, senza mai fermarci fino a che l’Ema avrà la sua sede a Milano. Non possiamo perdere questa grande opportunità scientifica, culturale, economica ed occupazionale.

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Armi nucleari, piaccia o meno sono l’unico deterrente http://www.pialocatelli.info/armi-nucleari-piaccia-o-meno-sono-lunico-deterrente/ http://www.pialocatelli.info/armi-nucleari-piaccia-o-meno-sono-lunico-deterrente/#respond Tue, 19 Sep 2017 16:09:05 +0000 http://www.pialocatelli.info/?p=5566 Quando il 15 giugno 1976 Enrico Berlinguer in un’intervista a Giampaolo Pansa sul Corriere della Sera riconobbe la necessità dell’Italia di non uscire dalla Nato, diede prova quantomeno di senso della realtà. L’Alleanza Atlantica col Patto di Varsavia era alla base dell’equilibrio tra Est e Ovest e sarebbe stato temerario creare i presupposti per una rottura di questo equilibrio.
Penso anche di non sbagliare se affermo  che il segretario del PCI era al corrente, con milioni di concittadini, che nei pressi della frontiera di nord-est, fossero dislocate armi nucleari tattiche, speculari a quelle del blocco sovietico.

Sono convinta della sincerità delle buone intenzioni dei colleghi, ma francamente la discussione sulle armi nucleari presenti in Italia mi pare quantomeno lunare, così come, allo stesso modo, mi sembra pretestuoso utilizzare il tema per rimettere ancora una volta in discussione la partecipazione al programma dell’F35.

Ritengo pure sbagliata la scelta dei tempi, non solo per gli esperimenti nordcoreani, ma perché da tempo l’unico trattato in vigore, quello di non proliferazione nucleare, è stato già violato [dal Pakistan], non viene più implementato mentre la proposta di una messa al bando dell’arma atomica adottata da 122 Paesi, rischia di ottenere l’effetto opposto o quantomeno la più assoluta irrilevanza.
Infine vorrei notare che nel momento in cui la Russia di Putin ha deciso che la risposta ad un attacco convenzionale della Nato sarebbe nucleare, piaccia o meno, la deterrenza continua a essere l’unica polizza di assicurazione.

Piuttosto i colleghi dovrebbero presentare una mozione per l’uscita dell’Italia dall’Alleanza Atlantica, il che comporterebbe automaticamente la soluzione del problema delle armi nucleari e del programma dell’F35. Mentre se ritengono possibile parteciparvi disarmati, mi piacerebbe mi spiegassero come.

I socialisti votano No alla mozione.

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Partecipazione dell’Italia alla missione in Libia http://www.pialocatelli.info/partecipazione-dellitalia-alla-missione-in-libia/ http://www.pialocatelli.info/partecipazione-dellitalia-alla-missione-in-libia/#respond Wed, 02 Aug 2017 08:40:59 +0000 http://www.pialocatelli.info/?p=5461 Discussione generale

 

In molte occasioni durante questa legislatura noi socialisti abbiamo sostenuto che sulla politica estera maggioranza e minoranza dovrebbero fare uno sforzo per convergere perché si tratta dell’immagine del Paese agli occhi del resto del mondo, soprattutto non dovrebbe essere usata per questioni interne.

Credevo fosse un vizio tutto italiano, invece si è rivelato un vizio anche di altri Paesi. I colpi di scena di un rinnovato impegno in Libia dei nostri vicini d’oltralpe, non aiutano certamente la soluzione della questione libica.

Sulla Libia abbiamo avuto una politica coerente perché le nostre azioni sono orientate da due obiettivi: la stabilizzazione della Libia e il mantenimento della sua unità: siamo stati il primo Paese a riaprire l’ambasciata a Tripoli, abbiamo riconosciuto il governo di Sarraj, dando attuazione alla risoluzione ONU 2259 del 2015, approvata all’unanimità dal Consiglio di sicurezza. Altri, membri permanenti dello stesso, hanno giocato su più tavoli. Abbiamo sostenuto molti cessate il fuoco nel sud del Paese, l’ospedale civile di Misurata cura feriti delle diverse parti evidenziando il carattere squisitamente umanitario di quell’iniziativa; abbiamo dialogato con le tribù del Fezzan che controllano i confini con Niger, Ciad, Algeria…..

Siamo il Paese che meglio conosce la complessità etnica e la dimensione tribale della Libia

La Ue ci ha riconosciuto il ruolo di capofila in Libia per la questione libica e in particolare per i flussi migratori.

Potevamo rispondere negativamente alla richiesta del governo libico di sostegno alla guardia costiera per le attività di controllo dell’immigrazione e di contrasto del traffico di esseri umani? Non credo proprio. Ma non sarà compito facile.

Dichiarazione di voto

Rispondendo positivamente alla richiesta del primo ministro libico Serraj a nome Consiglio Presidenziale, ci assumiamo un compito doveroso ma molto difficile. Doveroso perché siamo stati riconosciuti dall’Unione europea capofila per la questione libica, difficile perché al di là del supporto alla guardia costiera libica, il tema dei migranti resta tutto nella sua complessità e dimensione: i migranti che riceviamo arrivano per il 95% dalla Libia pur essendo per la quasi totalità non libici.

In Libia sinora abbiamo svolto azioni di assistenza, ora la richiesta è più delicata: ci chiedono di sostenere la “crescita della loro capacità” oltre che nelle azioni di salvataggio, anche in quelle di contrasto dei trafficanti.

E’ stato detto ieri che si tratta soprattutto di questione di sicurezza! Non credo perché

se i trafficanti di esseri umani vanno fermati, i flussi dei migranti continueranno a dover essere gestiti essendo esclusa la possibilità di blocchi navali, come ha affermato ieri la ministra Pinotti.

Rimane dunque aperto il tema del trattamento dei migranti che verranno riportati in territorio libico. Dopo aver salvato molte vite in mare non possiamo intervenire solo nel contrasto ai trafficanti e disinteressarci di quello che succederà ai e alle migranti riportati in territorio libico.

Da qui la nostra proposta di introdurre nel provvedimento che andremo a votare la garanzia di un’assistenza particolare ai soggetti più vulnerabili, in particolare minori non accompagnati/e, donne e ragazze spesso vittime di violenza e di tratta a fine di sfruttamento sessuale e il rispetto del diritto d’asilo dei e delle migranti in territorio libico, in un quadro di protezione dei diritti umani per tutti e tutte. I socialisti voteranno a favore.

 

 

 

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