domenica 12 febbraio 2017

Missione in Kurdistan, sostegno alle vittime di Daesh


La delegazione italiana a casa di Jalal e Hero Talabani

“Unanime riconoscimento per l’impegno del parlamento italiano volto al riconoscimento in sede internazionale del genocidio yazida e al deferimento del caso alla Corte penale internazionale”. Questo quanto è emerso al termine della missione in Kurdistan di una delegazione dell’intergruppo d’amicizia Italia-Kurdistan composta dai deputati Pia Locatelli, Lia Quartapelle e Giuseppe Romanini.

Alla delegazione parlamentare è stato indirizzato l’invito a rafforzare, parallelamente all’impegno dei nostri militari, le iniziative di cooperazione bilaterale e multilaterale per costruire sicurezza e stabilità durature; è stata anche sottolineata la necessità di aumentare gli interventi di assistenza e sostegno alle minoranze vittime di Daesh, come fondamenta per la ricostruzione, riconciliazione e coesione della società irachena.

La delegazione parlamentare, accompagnata dai professori Giovanni Dessì dell’Università di Roma Tor Vergata e Adriano Rossi dell’Università degli Studi di Napoli, Soran Ahmad, Segreterio dell’Istituto internazionale di cultura curda ed Erik Burckhardt, Consigliere agli Affari Esteri comunitari Gruppo PD, e Patrick Mura, Vice Ambasciatore d’Italia a Bagdad, si è recata a Sulaimaniya, Dohuk ed Erbil per incontrare esponenti politici e istituzionali, nonché rappresentanti delle comunità religiose yazida e siriaco-cattolica.

Di seguito in dettaglio le tappe della missione

Sulaimanya

Incontro all’Università di Sulaimaniya: la delegazione ha illustrato al Rettore e ai professori il lavoro in Parlamento con riferimento alla Regione del Kurdistan e dell’Iraq. In particolare Pia Locatelli ha parlato dell’impegno parlamentare perché il Governo italiano riconosca il genocidio della popolazione Yazida e Lia Quartapelle ha raccontato dell’impegno per progetti di cooperazione nella fase di ricostruzione del Paese.

Visita al centro ZHIN: è un istituto che raccoglie, preserva, restaura, valorizza qualsiasi pubblicazione che parla della cultura curda  e del Kurdistan in generale. E’ un centro privato non finanziato dallo Stato che ha già digitalizzato 200 mila pagine e conserva 700 manoscritti originali. E’ un punto di riferimento per ricercatori interessati alla cultura curda dove lavorano sette persone e che ha già prodotto 170 libri, alcuni dei quali ripubblicati fino a 10 volte.

Incontro con il Presidente dell’Assemblea parlamentare curda Yousif Mohammed Sadiq del Partito Gorran e con esponenti di vari gruppi etnici e religiosi. Nell’incontro lo speaker della Camera ha lamentato l’atteggiamento istituzionalmente inaccettabile da parte del Presidente Masud Barzani, Presidente della regione del Kurdistan iracheno, provincia autonoma dell’Iraq, dal 1979 capo del Partito Democratico del Kurdistan, che da oltre un anno impedisce il funzionamento del parlamento kurdo, precludendone l’accesso dello speaker stesso al parlamento e avendo  dimesso forzosamente i quattro Ministri del Partito Gorran. La delegazione ha ascoltato la sua relazione invitando le persone presenti alla ricerca di una soluzione politica allo stallo istituzionale che sicuramente danneggia tutto il Kurdistan.

Visita al Museo di Sulaimaniya: è collocato in un edificio che porta evidenti tracce del conflitto armato dei primi anni ‘90. Il museo è una testimonianza della storia del popolo curdo e delle vicende belliche che hanno segnato questo popolo. Nei locali del museo  la delegazione ha incontrato un gruppo di donne peshmerga con le quali ha interloquito sul tema della partecipazione delle donne alla lotta armata. Negli stessi locali la delegazione ha incontrato Gharib Hassou, rappresentante del PYD in KRG e Jihan Khalil rappresentante delle donne dell’organizzazione KongraStar, che ha diffusamente raccontato la condizione delle donne nella sua regione e l’impegno per la loro liberazione.

Ospiti per la cena nella residenza della Sig.ra Hero Talabani, moglie del già presidente Jalal Talabani, abbiamo incontrato Lahur Talabani responsabile dell’Agenzia di Sicurezza Saniyari che ha illustrato la situazione geopolitica del Kurdistan, della regione medio orientale, delle relazioni tra con i paesi vicini e del loro ruolo nella geopolitica dell’intera area.

Trasferimento a Erbil

Spostamento da Erbil  a Lalish, località cuore spirituale della comunità Yazida:

visita ai luoghi della comunità yazida, tempio e i luoghi sacri dove, una volta nella vita devono recarsi tutti i membri di questa popolazione di un milione di persone “per segnarsi” con l’acqua della fonte del luogo. Di essi  seicento mila  vivono in Iraq, trecentomila in Germania e i rimanenti centomila sparsi in diversi paesi del mondo.

Incontro con i rappresentanti del Consiglio spirituale, l’organismo politico religioso che sovrintende le decisioni di questa comunità. Nel passato, nella Regione del Sinjar gli Yazidi convivevano in pace con gli arabi sunniti, in ottimo rapporti  tra famiglie di etnie o di religioni diverse. Poi è esplosa la violenza, che ha segnato da sempre la storia di questa popolazione:  i fatti tragici dell’agosto del 2014 sono il settantaquattresimo caso di violenza genocidaria nella storia della popolazione yazida. Abbiamo raccontato loro del nostro incontro alla Camera con Nadia Murad, giovane yazida per mesi in mano agli uomini dell’Isis. Ci  hanno confermato che la sua è una delle tante storie di violenza delle giovani donne yazide  comprate e vendute da Daesh.

Trasferimento a  Dohuk, la provincia che confina a Nord con la Turchia e ad Ovest con la Siria che ospita 750 mila tra sfollati interni e rifugiati siriani. Nel corso dell’offensiva e dell’occupazione delle milizie di Daesh nell’Iraq settentrionale le minoranze etnico-religiose sono state oggetto di massacri e violenze di massa, abusi sessuali e privazioni della libertà, in particolare per le donne e per i bambini; i sopravvissuti sono stati costretti a un esodo di massa; dei 600 mila yazidi, 360 mila risultano attualmente sfollati, mentre dei 60 mila cristiani nell’area ne restano ormai soltanto 10 mila.

Abbiamo incontrato il governatore Farhad Ameen Atrushi che ci ha descritto le difficoltà  per una provincia con una popolazione di un milione quattrocentomila persone a dare accoglienza a tante altre persone.

Il governatore, ex professore di diritto costituzionale, membro del PDK, lo stesso del presidente Barzani, ha confermato lo stallo istituzionale della Regione attribuendo una parte delle cause dello stallo  alle influenze dei paesi vicini ciascuno di essi mossi da  una propria agenda da implementare. Ha però aggiunto, in una sorta di giustificazione dello stallo,  che i problemi del momento, anche di tipo economico, rendono questo problema meno rilevante e perché prima di tutto viene la sicurezza del Kurdistan. Nel dibattito è stato affrontato il tema della condizione delle donne per le quali il governatore testimonia grandi miglioramenti (ventimila donne frequentano l’università a Dohuk); la condizione delle donne kurde è forse migliore rispetto a quella delle altre donne della regione ma è innegabile che, rispetto ad una condizione di parità dichiarata, continuino a vivere condizioni di discriminazione all’interno della famiglia e delle istituzioni, nonostante siano previste quote rispettivamente del 30 e del 25 per cento a livello regionale e nazionale. Nel governo regionale è presente una sola ministra.

La crisi economica ha poi esacerbato i problemi nella società e all’interno delle stesse famiglie e i casi di divorzio sono moltiplicati.  Rende ancor più difficile la situazione la presenza di molti feriti e handicappati tra i peshmerga coinvolti nella guerra degli ultimi anni.

Visita al campo di Khanke: è uno dei 27 campi della provincia di Dohuk, 4 di essi sono destinati ai rifugiati siriani, i rimanenti per gli sfollati interni. Il campo di Khanke ospita circa 16 mila persone. Sono 2862 famiglie ospitate in 3120 “tende” cioè unità abitative, parte in muratura, parte in strutture mobili in modo che ogni famiglia possa avere la sua intimità. Nel campo vi sono 4 scuole e i percorsi di studi sono sia in arabo che in curdo e 2 centri per la salute. C’è anche la presenza dell’Agenzia delle Nazioni Unite UNFPA che si occupa in particolare della popolazione femminile con una attenzione particolare ai temi della salute riproduttiva e dell’empowerment femminile.

L’86 per cento delle persone ospitate in questo campo sono yazidi soprattutto contadini e lavoratori nel settore dell’edilizia. Sono arrivati in ondate successive e se all’inizio i primi arrivi venivano accolti cordialmente, l’arrivo della crisi degli ultimi anni ha reso più difficile la convivenza tra locali e ospiti creando un clima conflittuale per l’accesso ai servizi.


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