martedì 28 Marzo 2017

Migrazioni, non togliere la speranza informare sulla realtà


“Troppo spesso il tema delle migrazioni viene affrontato con l’ottica del Paese di arrivo, preoccupandosi dell’organizzazione dell’accoglienza, ma molto di rado, per non dire mai, assume l’ottica di chi lascia il proprio Paese con la speranza di un futuro migliore, una speranza troppo spesso non fondata”. Lo ha detto Pia Locatelli intervenendo alla presentazione del documentario della regista Cristina Mantis “Redemption song. Migrazioni informate e consapevoli. 
Il sogno migratorio, la realtà dei trafficanti e dello sfruttamento, il diritto di non migrare, lo sviluppo”, che si è svolta presso la Sala della Lupa della camera dei deputati.

Il documentario ci presenta l’altra faccia della migrazione, quella dei suoi protagonisti, delle loro speranze, delle loro fatiche, delle loro disillusioni.

Il documentario è “il canto di redenzione che il profugo guineano Cissoko sogna per la sua gente e la sua terra, decidendo di tornare dall’Italia in Africa per allertare i suoi fratelli sui rischi dell’odierna emigrazione e sulle condizioni di precarietà che si sperimentano, talvolta vicine alla schiavitù”.

Diritto alla speranza, e diritto all’informazione possono essere inclusi nel novero dei diritti umani, diritti che nessuno può perdere per il solo fatto di essere migranti.

Tutte le politiche migratorie devono essere guidate secondo lo human-rights-based approach che si deve accompagnare all’approccio di genere perché migrano uomini e donne, ragazzi e ragazze e i loro bisogni sono diversi così come lo sono le loro esperienze, le loro sensibilità e i rischi che corrono nei loro lunghi viaggi, inseguendo speranze, forse troppo spesso illusioni.

Concludendo il breve saluto introduttivo, Pia Locatelli ha manifestato anche la sua preoccupazione a proposito del Migration Compact, il progetto che propone aiuti allo sviluppo per sradicare le cause all’origine dell’immigrazione coinvolgendo tutta la UE in un’azione comune verso l’Africa soprattutto. “E’ un progetto – ha detto – che si propone di gestire i fenomeni migratori anche contenendoli, ma è indispensabile rimanere coerenti con la promozione e protezione dei diritti umani e dello Stato di diritto” .

“L’allarme lanciato più volte dalle associazioni umanitarie e dalle ONG che non dobbiamo sottovalutare, è che l’interlocuzione avviene con regimi dittatoriali che ben conosciamo. Il rischio – ha concluso Locatelli – è quello di sostenere politiche repressive anziché politiche di investimento. In questi Paesi l’alternativa per i migranti può essere anche una questione di vita o di morte e non possiamo essere noi a togliere loro l’ultima speranza. Non era questo il nostro obiettivo, non era questo l’obiettivo del Migration Compact, non è questa l’Europa che vogliamo”.