lunedì 4 dicembre 2017

La CGIL ricorda Mario Didò, sindacalista e europeista


“Mario Didò ha tracciato e guidato la politica europea del PSI, ha spiegato quanto fosse conveniente stare in Europa, indicando vantaggi e pure qualche svantaggio”. Lo ha ricordato Pia Locatelli intervenendo a un convegno, organizzato dalla CGIL a dieci anni dalla scomparsa del sindacalista e europarlamentare socialista, dal titolo “La dimensione sociale europea e la sua evoluzione attraverso l’esperienza sindacale e politica di Mario Didò”. Il convegno è stato affiancato dalla presentazione del volume Il viaggio di Mario Didò verso la costruzione di un’Europa sociale. Una strada sindacale e politica, dalla banlieue di Parigi al Parlamento europeo, che raccoglie contributi e ricordi.

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Di seguito il testo del contribuito di Pia Locatelli

Mariodidò: non è un errore aver scritto nome e cognome come unica parola, così era per me, così come erano un tutt’uno Mariodidò e il Parlamento europeo. C’erano altri parlamentari socialisti, anche lombardi, dalle prime elezioni europee del 1979, tra di loro Bettino Craxi. Ma lui era il riferimento per noi europeisti convinti che avevamo fatto della costruzione europea una ragione di militanza. Veniva dalla sinistra Mariodidò, la stessa corrente dove ho militato da quando sono entrata nel partito, i Lombardiani, ma il suo tratto identitario era l’appartenenza al mondo del sindacato, dove fece una carriera importante nella CGIL…nonostante fosse socialista. La sua azione aveva un respiro internazionale perché era cresciuto in Francia essendo figlio di emigrati, abituato quindi a stare nel mondo, e non solo in Europa. Non casualmente fu la persona, che lavorando molto per unire CGIL, CISL e UIL a metà degli anni ‘70 e con un processo “soft” ebbe l’abilità di far uscire la CGIL dalla FSM, la Federazione Sindacale Mondiale, di orientamento comunista, per aderire alla CES, la Confederazione Europea dei Sindacati che riuniva i sindacati dei sei Paesi fondatori e membri della UE. L’adesione ufficiale avvenne nel 1978 e non fu casuale quindi l’elezione di Mariodidò al parlamento europeo nelle prime elezioni europee con oltre 100.000 preferenze.

Si fece notare presto, soprattutto per il suo impegno sui temi del lavoro nella Commissione per gli affari sociali, l’occupazione e le condizioni di lavoro. Fu a lungo anche membro della Commissione per lo sviluppo e la cooperazione, quella che si occupava di mondo. Era stato nel mondo, in Cina nel 1954, addirittura un anno prima del famoso viaggio di Nenni dell’ottobre 1955, in Vietnam, in tanti Paesi dell’America latina e non perse mai questo sua “dimensione mondiale”, oltre che europea.

A Bruxelles lavorò molto, moltissimo e fu altrettanto stimato tant’è che presto fu eletto vicepresidente del Parlamento, carica prestigiosa che conservò per anni.

L’ho stimato ed ammirato molto e ha costituito per me un riferimento importante. Lui ha tracciato e guidato la politica europea del PSI, ha spiegato quanto fosse “conveniente” stare in Europa, indicando vantaggi e pure qualche svantaggio. Fu Mariodidò a spiegarmi che il mercato unico era un grande opportunità ma poteva crearci qualche problema perché noi italiani eravamo abituati a salvare le aziende con l’intervento pubblico, cosa che non sarebbe più stata possibile con le regole europee. Me lo spiegò sorridendo con una punta di amarezza, facendo il nome di non ricordo più quale commissario europeo e indicandolo come cerbero che vigilava per bloccare gli aiuti di Stato. “Per noi socialisti è più difficile che per altri accettarlo, ma dobbiamo farlo se vogliamo stare tutti insieme in Europa”.

Così come vide presto il rischio del dumping sociale che la globalizzazione avrebbe inevitabilmente comportato o la necessità della gestione europea delle migrazioni sostenendo con lungimiranza come non potesse che essere europea.

“Nessun Paese da solo è in grado di affrontare e risolvere in modo adeguato questi problemi”. Lo diceva vent’anni fa e noi lo diciamo oggi come se fosse una recente scoperta, purtroppo ancora aspettando che alle parole seguano i fatti che stentano a venire per gli egoismi nazionali.

Anticipò anche la soluzione del sistema SPRAR, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati costituito dalla rete degli enti locali per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata proponendo in una tesi congressuale l’impegno di tutte le strutture territoriali per iniziative “atte a favorire la promozione della inclusione sociale dell’immigrazione, in tal senso impegnando gli enti locali…” ; oggi la definiamo “integrazione”.

Fu la bussola nel partito per noi più giovani di lui e che con passione ci occupavamo di temi europei.

Mariodidò concluse il suo mandato di parlamentare europeo nel 1994, io gli succedetti dieci anni dopo e potei verificare quanto continuasse ad essere riconosciuto a distanza di anni come figura qualificata del socialismo italiano in Europa.

A lui devo i primi contatti con il Centro Comune di Ricerca, il CCR di ISPRA, essendo relatrice sulle linee guida del 7° programma quadro sulla ricerca, ancora a lui una disposizione positiva apriori nei miei confronti degli ambienti europei essendo entrambi socialisti di origini lombarde.

Un parlamentare tedesco mi disse che avevamo lo stesso stile di lavoro, sistematico e insieme appassionato. Mi fece piacere. L’ho sempre stimato ma mi ci sono voluti alcuni anni per superare la soggezione che provavo nei primi anni di militanza nel partito, essendo lui il vice-presidente del Parlamento europeo, un ruolo che mi pareva altissimo.

Gli ho sempre invidiato il suo francese, con la erre arrotata e la naturalezza di una lingua imparata da bambino. La naturalezza è la parola che mi sento di usare per definirlo: Mariodidò era naturale, schietto, diretto, a volte brusco, a volte con dei tratti che mi ricordavano quelli un bambino per la semplicità.

Ricordo un viaggio che facemmo insieme a New York per una riunione dell’Internazionale Socialista che si tenne nella sede delle Nazioni Unite. A fine seduta mi chiese di fargli una foto sul podio della sala plenaria, dove prendono la parola i leaders del mondo. Volle essere immortalato sul podio, come fanno i bambini che chiedono le cose che piacciono loro senza timidezze. Gli ho voluto ancor più bene.

 

 

 

 


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