mercoledì 13 Luglio 2016

Egitto, Amnesty conferma continue violazioni dei diritti umani


“Il rapporto di Amnesty International sulle continue violazioni dei diritti umani in Egitto, conferma quello che molti di noi supponevano e temevano: il caso Regeni, non è un’eccezione, bensì la regola”. Lo ha detto Pia Locatelli commentando l’ultimo rapporto che punta il dito contro l’Agenzia Nazionale di Sicurezza (Nsa) per la scomparsa di diverse centinaia di egiziani per periodi di tempo che vanno da un minimo di 48 ore fino a diversi mesi, nel corso dei quali vengono anche torturati
“Dall’Egitto ci arrivano testimonianze sempre più preoccupanti di quanto sta avvenendo e delle crescenti minacce alla sopravvivenza delle organizzazioni indipendenti e degli attivisti contrari al regime di Al Sisi. L’Egitto invece di protestare contro le decisioni italiane di sospendere la fornitura di pezzi di ricambio degli F-16 e di chiedere il ripristino delle precedenti relazioni, dovrebbe dimostrare con i fatti di essere il paese democratico che sostiene di essere e cominciare finalmente a collaborare per far emergere la verità sul caso Regeni. Le ragioni economiche e di Realpolitik non possono avere la meglio sul rispetto dei diritti umani”.
Pia Locatelli ha poi firmato, assieme al presidente della commissione Diritti umani del Senato Luigi Manconi, una petizione alle massime autorità egiziane per scongiurare il congelamento dei beni  dei dirigenti delle più importanti associazioni per i diritti umani egiziane.
Di seguito il testo della lettera
Al Presidente della Repubblica Araba di Egitto Abdel Fattah el-Sisi
Al Ministro della Giustizia Mohamed Hossam Abdel Rehim 
Al Procuratore della Repubblica Nabil Sadek 

Roma, 14 luglio 2016

Signor Presidente, signor Ministro e signor Procuratore,

in quanto rappresentanti del popolo italiano nel suo Parlamento, dobbiamo esprimere il nostro allarme per le crescenti minacce alla sopravvivenza delle organizzazioni indipendenti per i diritti umani in Egitto. In particolare, vi chiediamo con urgenza di rinunciare alla richiesta di congelamento dei beni in merito alla quale si attende la decisione di un giudice domenica prossima, 17 luglio, contro i difensori dei diritti umani Gamal Eid, Direttore dell’Arab Network for Human Rights Information (ANHRI); Hossam Bahgat, fondatore della Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR); Mostafa el-Hassan, Direttore dell’ Hisham Mubarak Law Center (HMLC); Bahey el-Din Hassan, Direttore del Cairo Institute for Human Rights Studies (CIHRS) e due impiegati del CIHRS; e Abd el-Hafiz Tayel, Direttore Esecutivo del Center for the Right to Education. 

Questa procedura di congelamento dei beni – segnata da molte irregolarità procedurali – è stata avviata da un giudice investigativo nella causa numero 173 del 2011, nota come la  “causa sui fondi stranieri”, ed è un elemento chiave della crescente repressione dei gruppi  egiziani indipendenti per i diritti umani dal 2015. 

Ciò è allarmante, in particolare nella situazione in cui versa il vostro paese. Crediamo che in Egitto, come in Italia e ovunque, la crescente minaccia del terrorismo aumenti al contrario il bisogno vitale di una società civile libera e attiva, interlocutore capace di proporre riforme e proposte, e di giocare un ruolo cruciale per aiutare a stabilizzare l’Egitto e a rafforzare la sua sicurezza.

E invece purtroppo assistiamo a un approccio contrario, da parte del Ministro Egiziano della Solidarietà Sociale, del Procuratore della Repubblica e del Governo nel suo insieme. Siamo particolarmente turbati, fra l’altro, dal divieto di viaggio imposto nel corso del 2016 ad almeno 15 rispettati difensori dei diritti umani egiziani, e dall’accanimento giudiziario nei confronti dello staff di molte organizzazioni per i diritti umani, attuato attraverso numerosi ordini di comparizione per interrogatori in merito alla causa numero 173. L’ordine di chiusura emesso contro Al Nadeem Center for Rehabilitation of Victims of Violence è stata un’altra misura particolarmente preoccupante, data la situazione dei diritti umani in Egitto.

In base all’articolo 75 della Costituzione Egiziana, per il quale “i cittadini hanno il diritto di formare organizzazioni non governative ed istituzioni su base democratica, che acquisiranno personalità legale a seguito di notifica”; dell’impegno assunto dall’Egitto nel 2015 di fronte al Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, a conclusione della sua Revisione Periodica Universale; dell’articolo 22 della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici (ICCPR) della quale l’Egitto è contraente; dell’articolo 13 della Dichiarazione ONU sui Difensori dei Diritti Umani, che l’Egitto ha sottoscritto nel 1998, e di altri impegni internazionali dell’Egitto, vi chiediamo di chiudere immediatamente la causa numero 173, abbandonando tutte le misure ad essa associate come il congelamento dei beni in discussione il 17 luglio.

Infine, ci appelliamo a voi perché cominci una nuova fase nelle vostre relazioni con la società civile in Egitto, e ci aspettiamo progressi positivi in merito alla annunciata revisione del quadro legale per le organizzazioni non governative, per quanto riguarda la registrazione e i fondi – ci auguriamo basata su un dialogo aperto e inclusivo con tutti gli attori coinvolti, incluse le organizzazioni indipendenti per i diritti umani.