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giovedì 10 giugno
L’innalzamento dell’età pensionabile per le donne che lavorano nel settore pubblico a 65 anni a partire dal 2012 è una vera e propria fregatura. Una norma giusta in linea di principio in Europa, applicata però qui in Italia si rivela come un’ennesima sperequazione di fatto. Il nostro Paese difatti è ancora molto lontano dall’assicurare un’effettiva parità tra i sessi nell’accesso al lavoro e altrettanto insufficiente è il livello dei servizi sociali per le donne che lavorano e per le famiglie. Stando così le cose, se il governo non farà nulla per modificare questa situazione, come è molto probabile che avvenga, quello dell’Europa sarà solo un comodo alibi per risparmiare, come dice Brunetta, 50 milioni nel 2012 e 150 nel 2013 grazie al maggior lavoro delle donne che continueranno a supplire allo Stato nell’assistenza ai figli, agli anziani, ai disabili.
venerdì 04 giugno
Per qualità e quantità di servizi sociali l’Italia non è, purtroppo, un Paese del tutto europeo e per questo spostare l’età pensionabile delle donne a 65 anni vorrebbe dire soltanto compiere un’ingiustizia, facendole lavorare più degli uomini, ancor più di quanto oggi già non avvenga. Il ministro del welfare Sacconi chieda alla vicepresidente della Commissione europea Vivianne Reading di approfondire la situazione del lavoro e dell’organizzazione dello Stato sociale nel nostro Paese, capirà allora perché le donne italiane considerano oggi impercorribile questa strada. Si può anche accettare una parificazione graduale dell’età con gli uomini, ma a condizione che ci sia un contemporaneo miglioramento dello Stato sociale che tenga conto del lavoro di cura domestico con più asili, più assistenza agli anziani, più garanzie per le lavoratrici madri. Le donne italiane non difendono la situazione attuale e non vogliono dare alibi a chi non vuole cambiare lo Stato sociale ma, visti i tempi che corrono in tema di deficit e tagli agli enti locali, appare arduo oggi realizzare uno scambio tra riforma del welfare e allungamento dell’età pensionabile delle donne.
giovedì 15 aprile
Saluto con grande piacere l’intervento del Presidente della Repubblica e lo ringrazio per aver ricordato con la sua autorevolezza la responsabilità dei media nei confronti delle donne. Tutti dovrebbero ricordare che nel momento in cui nei media si ‘usa’ il corpo delle donne come oggetto, soprattutto nella pubblicità, non si fa altro che incitare implicitamente a usarlo, ad abbassare il livello di guardia contro la violenza sessuale, a tollerare ogni sorta di discriminazione. D’altra parte lo stesso Presidente del Consiglio Berlusconi si dimostra vittima e artefice di questa cultura quando, anche se solo per scherzo, afferma di avere un diritto di primae noctis sulle neoelette.
giovedì 08 aprile
Invece di ricorrere alle minacce, Sacconi, Gasparri e le altre guardie svizzere di complemento delle gerarchie cattoliche farebbero bene a spingere il governo a dare alle donne che lavorano, soprattutto a quelle che hanno contratti precari, effettive garanzie per la maternità, assistenza vera e asili nido. La Ru486 resta una valida alternativa all’aborto chirurgico, perché meno traumatica, ed è davvero senza senso la battaglia di retroguardia che si sta combattendo in Italia per impedirne l’uso. Se si vuole davvero ridurre il ricorso all’aborto, basta rendere economicamente e socialmente sostenibile la cura e la crescita dei figli.
mercoledì 24 marzo
I socialisti lombardi istituiranno il premio ‘Sfrontato dell’anno’ e lo assegneranno a Formigoni, presidente uscente della Giunta regionale lombarda. Se lo merita visto che, a quattro giorni dal voto, annuncia un ‘Comitato strategico’ che dovrebbe dare alle donne maggiori possibilità di essere contemporaneamente madre e lavoratrice e si sbraccia in promesse che non manterrà mai. Difatti, mentre ricorda giustamente che le donne in Lombardia ‘offrono un contributo decisivo alla vita sociale’, nella sua Giunta di donne non ne ha voluta nessuna. Davvero un bell’esempio di credibilità.
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