mercoledì 27 Settembre 2017

Codice antimafia, pericoloso equiparare mafia a corruzione


“Siamo consapevoli della gravità del fenomeno corruttivo nella pubblica amministrazione e anche del fatto che sovente i reati di mafia si accompagnano proprio con la corruzione di funzionari dello Stato e di amministratori pubblici e che questo fenomeno, alla luce delle incessanti notizie di scandali e ruberie, sia cruciale nella pubblica percezione della debolezza e inaffidabilità delle nostre Istituzioni.
Ciò nondimeno avvertiamo il rischio di un ricorso a misure legislative di carattere repressivo dai confini sempre più ampi che potrebbe rivelarsi eccessivo e addirittura controproducente rendendo sempre più rischiosa l’attività amministrativa e inducendo così proprio gli individui meno avvezzi a rischiare sul piano personale, penso ai Sindaci di tanti piccoli comuni, a rifuggire dalla attività politica sul territorio”. Lo ha detto Pia Locatelli intervenendo alla Camera per dichiarazione di voto sulle Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione.

“Il testo  – ha aggiunto Locatelli – con le modifiche al codice antimafia che estende anche agli indiziati di reati contro la pubblica amministrazione le norme che prevedono il sequestro e la confisca del patrimonio, equiparando i reati di mafia a quelli di corruzione, meritava a nostro avviso una migliore definizione. Con questo testo infatti si finisce per estendere l’applicazione di misure speciali, diciamolo pure – sostanzialmente di polizia – anche al di là dei confini dei reati strettamente connessi all’attività mafiosa e terroristica”.

Il testo dell’intervento




Categorie